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A Bologna il primo esperimento italiano di Co-Living

15 ago 2017, pubblicato da Redazione in: Acquisto, vendita, affitto 

Nel centro di Bologna c’è un condominio di 3 piani e 1.000 metri quadrati che è diventato un caso di studio e un modello di co-living in Europa.

Lo stabile è stato ribattezzato Lambanda e ospita fino a 16 inquilini che si auto-organizzano in una sorta di comune 2.0. Tutto è nato da un annuncio postato su Facebook da Vincenzo Rizzuto, 26 anni, laureando in medicina che arrivato in città era in cerca di:“persone per vivere in una casa dove sapersi riposare e sperimentarsi in tempo e conoscenza”, le adesioni non hanno tardato ad arrivare e dopo due anni a condividere spazi e idee sono in dieci, tra i 25 e i 41 anni.

In ogni appartamento alcune stanze sono in comune con tutti gli inquilini. Ad esempio al terzo piano si trova una sala musica e un angolo dedicato alle riparazioni, con un piccolo laboratorio di falegnameria, per le piccole manutenzione casalinghe.

La caratteristica principale degli inquilini che vogliono vivere in questi spazio è la disponibilità a condividere, mettendo a disposizione degli altri competenze e conoscenze, per poter apprendere dagli altri.

Il co-living è una realtà già nota a livello internazionale, soprattutto in America e a Londra, dove sta diventando un business, con nuove costruzioni pensate per chi cerca una casa in cui respirare e liberare il proprio estro creativo, pagando un affitto sostenibile.

In Italia siamo agli inizi, ma il motivo per cui il caso bolognese è così particolare è che la sperimentazione non avviene, come negli altri paesi, in periferia ma nel centro della città.

Un altro aspetto distintivo è rappresentato dalla gestione dei rapporti e degli attriti classici dei condomini tradizionali, dove le riunioni sono vissute come un vero e proprio incubo. “Nel co-living – racconta Vincenzo - l’assemblea è ripensata ispirandosi al mondo delle convention di informatica e design, dove per un giorno o una settimana si sta tutti insieme a ideare nuove soluzioni, divisi in squadre

Lo stabile è di proprietà della Fondazione Pisp (Pio Istituto Sordomute Povere), ed è proprio il vice presidente di questo ente, Massimiliano Rusconi, ad aver creduto un anno fa nella proposta di questo condominio innovativo.

Dopo la stipula del contratto d’affitto, tutti gli spazi sono stati rigenerati da Vincenzo e gli altri inquilini.

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