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Aosta è la provincia italiana dove si vive meglio

12 dic 2016, pubblicato da Federica Tordi in: Primo piano Territorio Varie 

Aosta guadagna ben sette posizioni e con queste anche il primato della qualità della vita in Italia: questo è il risultato della ventisettesima edizione dell’indagine de Il Sole 24Ore che, ogni anno, misura 42 diversi parametri delle 110 province italiane. Per stilare la classifica il quotidiano prende come riferimento sei diversi ambiti che vanno dalla performance negli affari e nell’occupazione al welfare, dai redditi dei cittadini al grado di innovazione; dall’ambiente alla stabilità familiare e all’integrazione; dalla giustizia e la sicurezza alla partecipazione degli abitanti alla vita culturale.

Rispetto al 2015 Aosta diventa prima in classifica, seguita da Milano e da Trento, rispettivamente al secondo e terzo posto. Al quarto un’altra protagonista di grossi miglioramenti, vale a dire Belluno, che solo l’anno scorso era arrivata diciassettesima. Milano viene trascinata sul podio dall’importante volume di affari, start up e idee innovative, oltre che per l’ambiente; mentre Trento vanta gli abitanti più sportivi della nazione, attenti alla salute e all’attività fisica. Nella classifica spicca anche la performance di Roma che, trascinata dal Giubileo e dal valore dei suoi immobili, recupera tre posizioni e sale al tredicesimo posto.

Guardando alle ultime posizioni, quindi il podio della qualità della vita peggiore che si è rilevata, troviamo tre città del sud. Al terzultimo posto compare Caserta: la provincia ha registrato pessimi risultati per quanto riguarda l’occupazione e l’ecologia, mentre mantiene un alto tasso di natalità e uno basso per le separazioni familiari. Avviene la stessa cosa anche a Reggio Calabria, non più ultima come lo scorso anno, dove si registrano molti furti, pochi investimenti e l’assenza di asili nido, nonostante una natalità molto elevata. Per il 2016 la maglia nera spetta a Vibo Valentia: qui la disoccupazione giovanile, l’alta densità di scippi e rapine, un indice di sportività bassissimo e una vita culturale praticamente assente (ci sono meno di due sale cinematografiche per 100mila abitanti) hanno trascinato sul fondo la provincia calabrese.

 

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