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Beni confiscati venduti ai privati: perchè no?

27 nov 2014, pubblicato da Federica Tordi in: Associazioni Crisi Economica Curiosità Economia Legislazione Norme Primo piano Territorio 

Si torna a parlare di immobili confiscati o sequestrati e del loro riutilizzo: sebbene continuino ad esistere e ad avere successo progetti importanti come quello di Libera, di cui parlavamo qualche anno fa, in alcuni casi questi beni sono completamente lasciati in abbandono o comunque non valorizzati quanto si potrebbe e dovrebbe. La crisi ha coinvolto, come sappiamo, anche le amministrazioni pubbliche e le associazioni, uniche aventi diritto a rilevare questo tipo di immobili. Molto spesso, infatti, banche, enti locali e associazioni di categoria non hanno i soldi per gestire o sfruttare al meglio delle loro potenzialità degli importanti immobili o terreni, spesso ampi, e secondo la legge italiana solo queste tre categorie hanno diritto di comprare dallo Stato questi beni.

Domenico Posca, presidente dell’Istituto Nazionale Amministratori Giudiziari, ha firmato un articolo sull’Huffington Post in cui torna a proporre l’idea di introdurre la possibilità di far acquistare anche ai privati i beni confiscati o sequestrati. In Italia si parla di 17 mila immobili confiscati e di 23 mila sequestrati: il totale del loro valore supera i 6 miliardi di euro con 40 mila cittadini che li occupano come inquilini.

La proposta è quella di affidare a un ente professionale, che rimanga nell’ambito pubblico, la gestione di questo patrimonio che ha un alto potenziale di rendita e un’importanza significativa per eventuali iniziative private che porterebbero soldi allo Stato. L’esempio che cita il sito del giornale è quello di un magazzino in centro a Napoli: il bene confiscato si trova dentro un ristorante e il proprietario sarebbe disposto a pagarlo fior di quattrini, in quanto strategico per la sua attività, eppure non gli è permesso e il Comune è costretto a lasciare inutilizzato il locale.

Una situazione assurda, giustificata dalla semplice paura che questi immobili tornino nelle mani dei mafiosi. Peccato però che nel caso di aziende confiscate, ai privati sia concesso l’acquisto (e chi assicura in questo caso che il giro non sia sempre quello delle mafie?) e che, in ogni caso, nella nefasta ipotesi che un mafioso si ricompri il bene, nessuna legge vieta di sequestrarlo una seconda volta.

Si può dire sia il caso che chi di dovere torni a riflettere sul tema perché sembra di essere davanti a un nuovo di casa nostra.

 

 

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