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Brexit, cosa succede al mercato immobiliare Uk

Il 23 giugno è una data molto importante per tutta Europa, davvero decisiva per gli equilibri di tutte le nazioni facenti parte della Comunità Europea: in quella data avrà luogo il referendum relativo all’ipotesi di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Il dibattito, com’è facile intuire, ha ormai coinvolto tutte le prospettive possibili – da quella sociale a quella economica, da quella politica fino a quella immobiliare. Perché, è il caso di dirlo, anche le ripercussioni nel settore del mattone non sarebbero poche. Vediamo insieme cosa potrebbe accadere.

Fuga di capitali?

Una delle probabili conseguenze di un’uscita del Regno Unito dall’UE – chiamata dagli inglesi Brexit - è, per molti osservatori, una vera e propria fuga di capitali, o perlomeno una diminuzione degli investimenti stranieri, che porterebbe con sé la contrazione di molti progetti industriali multinazionali. Non tutti gli esperti, però, sono d’accordo con questo scenario: per Morgan Stanley, ad esempio, a pagare maggiormente per la Brexit non sarebbe tanto il Regno Unito, quanto l’Europa stessa, che perderebbe l’1.5 del suo Prodotto Interno Lordo. Un impatto negativo sul mercato immobiliare britannico, invece, è ben più probabile (e temuto).

Le ripercussioni sul mattone

Il timore di molti analisti è legato a doppio filo con lo storico ruolo svolto dalla Gran Bretagna, e Londra in particolare, di punto di riferimento per gli investimenti nel mattone. È sempre alla capitale inglese che guarda, in primis, chi vuole comprare casa per metterla a reddito. Se vincessero i sostenitori della Brexit ne conseguirebbe una diminuzione tanto degli investimenti stranieri quanto dell’influenza stessa dell’Inghilterra sugli altri Paesi del mondo. Ipotizzare, da qui, un crollo dei posti di lavoro (anche se solo a Londra si prevede una contrazione di circa centomila unità) o dello sviluppo economico della nazione è solo una speculazione, ma è innegabile ipotizzare un calo della domanda di immobili in Gran Bretagna. Meno a rischio dovrebbero essere gli investimenti immobiliari nella città di Londra, che da sempre vede nel suo mercato una forte presenza di interlocutori extraeuropei, russi e mediorientali in primis: a loro poco interesserebbe la scelta di un’uscita dall’Unione. Il mercato maggiormente a rischio, di contro, sarebbe quello della locazione di immobili commerciali e di uffici – settori, questi, ben più legati agli accordi europei.

Nel caso, infine, di una svalutazione della sterlina le conseguenze sul mercato del mattone dovrebbero essere a tutto vantaggio degli investimenti nell’immobiliare, cosa che renderebbe ancora più appetibile un acquisto di casa da parte di stranieri.

Queste rassicurazioni, tuttavia, non hanno frenato il calo delle compravendite nella città di Londra, che segna un drammatico -40% (dati Bank of England): il congelamento del mercato è tutto legato ai timori di perdere quanto investito, cosa che rende attendisti soprattutto i fondi di investimento e chi punta ad appartamenti di pregio.

Arriva la clausola di recesso

Per provare a mettere in moto il mercato alcune agenzie immobiliari hanno di recente introdotto una vera e propria “clausola di recesso”, la “money back Brexit guarantee pledge”: con il suo inserimento si permette agli acquirenti di bloccare il contratto di acquisto qualora al referendum di fine mese vincessero i sostenitori della separazione. A ricorrere a questa clausola sono soprattutto gli investitori nel mercato del lusso o in quello degli uffici londinesi. Anche i venditori stessi, dal canto loro, stanno modificando tanto le strategie di azione quanto i contratti stessi, in maniera tale da assicurarsi che una eventuale Brexit non sia considerabile come elemento in grado di annullare l’accordo tra le parti.

 

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