Domande & Risposte
News Immobiliari
Suggerimenti

Centri commerciali, facciamo il punto

19 apr 2016, pubblicato da Vittoria Giannuzzi in: Edilizia Franchising Immobili commerciali Primo piano Varie 

Le scorse ore hanno visto il ritorno da protagonista nel dibattito popolare del fenomeno “centri commerciali”: format introdotto in Italia già all’inizio degli anni Settanta, ha vissuto da noi stagioni altalenanti, in cui momenti di vero e proprio boom si sono susseguiti a chiusure che hanno fatto parlare, soprattutto per le ripercussioni sul mercato del lavoro nel territorio nazionale. L’ultimo report di Cushman & Wakefield ha monitorato la situazione a livello europeo, offrendo interessanti spunti di analisi. Vediamo insieme di che si tratta.

Consumi in ripresa, immobili commerciali ambiti

Cushman & Wakefield ha presentato nelle scorse ore il suo ultimo “European Shopping Centre Development Report”: nell’indagine si legge una previsione di crescita di 9,1 milioni di metri quadrati di immobili commerciali in tutta Europa, entro il prossimo anno. Un numero importante, questo, indicativo di una ripresa dei consumi che – anche se spesso le cronache dicono altro – sembra ormai un dato di fatto, specialmente in alcune nazioni e per alcuni segmenti di spesa, lusso in primis. Un’analisi di come si muova la domanda di immobili di lusso in tutto il mondo è stata pubblicata di recente da Immobiliare.it e luxuryestate.com, ed è visibile qui.

Il dato dell’azienda di real estate va letto, ad ogni modo, alla luce del calo annuo del 15,8% di spazi per lo shopping registrato nel 2015, anno in cui ci sono state aperture di centri commerciali complessivamente pari ad un’area di 4,6 milioni di metri quadri.

Non tutta Europa, ovviamente, sta reagendo allo stesso modo alla crisi, e lo sviluppo dei centri commerciali è una chiara rappresentazione di questo divario tra Paesi: gli investimenti effettuati nel corso del 2015, per dare un’idea, si sono concentrati prevalentemente in Gran Bretagna e Germania, in cui ha avuto luogo oltre il 45% del giro d’affari complessivo.

Londra, neanche a dirlo, resta la città più ambita dove aprire un centro commerciale, in primis perché, paradossalmente, nella capitale londinese ci sono ancora pochi shopping center: solo 231 metri quadri ogni 1000 abitanti. Da qui l’incredibile appetibilità per gli investitori immobiliari, che non solo vedono una carenza da coprire, ma anche un territorio davvero interessante dal punto di vista dei consumi: si parla di una crescita del 15,8% entro il 2020. Oltre a Londra, In UK si punterà a Birmingham, Bristol, Edimburgo, Glasgow, Leeds e Manchester – tutte città in cui i consumi sono destinati a crescere nel futuro più prossimo.

Crisi o non crisi, molti investitori punteranno alla Spagna: Madrid e Barcellona, in particolare, hanno previsioni di crescita dei consumi nel settore retail pari al 12% nei prossimi cinque anni; percentuale ben più alta di quella rilevata in Germania e Francia, per le quali si prevede una crescita del settore rispettivamente del 6% e del 7,5%.

In Italia, intanto…

Situazione in chiaroscuro per lo sviluppo del mercato immobiliare legato alla creazione di nuovi shopping center: l’Italia resta tra le prime cinque nazioni europee in termini di quota di mercato, ma la situazione economica non ha favorito l’apertura di nuove attività nel 2015. La crescita complessiva è stata di soli 79mila metri quadri, tra progetti nuovi e ampliamenti di centri esistenti.

Per il 2016, ad ogni modo, si prevedono aperture per 786,1 mila metri quadrati, concentrati prevalentemente tra Milano e Roma. Certamente, un grosso contributo al volume complessivo è stato dato dal neonato shopping center di Arese, alle porte di Milano, nato nell’area di quella che era stata battezzata come la cattedrale dei metalmeccanici, la sede dell’Alfa Romeo. Il “Centro”, con i suoi 200 negozi, è lo shopping center più grande d’Italia ed uno dei più grandi d’Europa.

Centri commerciali, facciamo il punto5.054
0 Commenti
VN:F [1.8.6_1065]
4 voti. Media: 5.0/5