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Classificazione energetica, facciamo il punto

7 feb 2012, pubblicato da Vittoria Giannuzzi in: Ambiente Casa ecologica Consumi Economia Edilizia Mercato immobiliare Norme Primo piano Tassazioni Varie 

Da gennaio è legge, eppure il cammino per essere tutti in regola sembra ancora lungo: analizzando gli oltre 700.000 annunci presenti su Immobiliare.it abbiamo scoperto che solo il 12,7% degli immobili in affitto o in vendita possiede il certificato di prestazione energetica, nonostante questo sia obbligatorio.

Un trend in crescita, ma a rilento

Visto che nei primi giorni di gennaio solamente il 4,7% delle inserzioni era in regola possiamo sicuramente parlare di un miglioramento; sono le differenze tra regione e regione a mostrare come ci siano state reazioni distinte nel recepimento della normativa. Se nel Nord Est, la percentuale di inserzioni immobiliari dotati di certificazione energetica è del 18,9%, e nel Nord Ovest è del 15,6%, le cose peggiorano nell’Italia centrale, in cui si arriva all’8,8% e in quella meridionale, in cui non si arriva nemmeno al 4% (3,8%, per l’esattezza). Le province, poi, con la percentuale maggiore di annunci “certificati” sono Bolzano (con il 25,6%) e Trento (con il 22%). La provincia di Milano arriva all’11,3%, quella di Torino al 10,2% e quella di Roma al 5,2%; fanalino di coda della classifica è la provincia di Palermo, che non arriva nemmeno all’1% (è allo 0,9%). Come mai queste differenze? Sicuramente perché, ad oggi, l’unica regione che sanziona il mancato inserimento, che pure, lo ricordiamo, è obbligatorio, è la Lombardia (sono previste multe da 3.000 a 5.000 euro). Le altre regioni non si sono ancora pronunciate in merito.

In questa fase di incertezza i problemi maggiori, com’è facile intuire, li hanno i privati: solo l’1,5% dei loro  annunci è dotato di indicazione della classificazione energetica dell’immobile, contro il 12,9% degli annunci pubblicati da agenzie. È bene ricordare, però, che sono considerati validi solo quelle inserzioni immobiliari che, oltre alla classe energetica, riportano anche l’indice di prestazione energetica dell’immobile, come prescritto dalla normativa; questo valore si estrapola dall’attestato di certificazione energetica e rende di conseguenza irregolari tutti quegli immobili che, attraverso una procedura di autocertificazione, erano stati collocati in maniera automatica nella classe G, la peggiore in assoluto. Non è più consentito fare questo tipo di dichiarazione.

Gli immobili in Italia, oggi

L’introduzione della classificazione energetica è frutto della volontà di conoscere lo stato degli immobili in Italia e, di conseguenza, fornire delle risposte alla crisi energetica che si sta ponendo – mai come in questi giorni di maltempo e problemi di approvvigionamento – come un problema serio per la nazione. L’Italia non ha ancora una sua politica energetica e non sapere nemmeno quanto consumino i nostri immobili è una lacuna a cui si cerca di riparare in questo modo.

Dalle analisi sul primo campione dotato di certificazione si può dire che il 24% degli immobili censiti appartiene alla classe C, mentre una percentuale identica si trova nella classe G, la peggiore in assoluto: a questa categoria appartengono gli immobili più vecchi, che non potrebbero arrivare in classe A nemmeno con radicali interventi di ristrutturazione.

Classi diverse, prezzi diversi

La classificazione energetica di appartenenza di un immobile non determina, da sola, sensibili variazioni di prezzo, anche perché è piuttosto complesso separare il singolo fattore dalle condizioni generali dell’immobile; è anche vero, però, che immobili simili ma appartenenti a classi energetiche differenti possono avere un prezzo di vendita che può variare fino al 30% a seconda che siano in prima o in ultima classe. Un ragionamento analogo può essere fatto considerando gli immobili in locazione: se due appartamenti sono simili per dimensioni, stato e zona, occorre considerare anche la classe energetica a cui appartengono, in quanto la ripercussione maggiore sarà sulle bollette e le altre utenze. È quindi bene sapere prima il livello di consumi dell’immobile, per evitare brutte sorprese in bolletta.

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11 Commenti
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  • Antoitalia
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    In Lombardia, sulla base della comunicazione della Direzione Generale Ambiente della Giunta Regione Lombardia del 21/12/2011, gli annunci immobiliari pubblicati (su stampa o online) in base ad un contratto tra la società/agenzia che pubblicizza gli immobili e la società che gestisce il portale, stipulato “prima del 31.12.2011″, possono non indicare la classe energetica e l’IPE, se non si possiede ancora l’ACE – Attestato di Certificazione Energetica. Questo periodo di “grazia” vale per la durata del contratto per tutti gli annunci, sia quelli pubblicati prima del 31.12.2011 sia quelli pubblicati dopo il 31.12.2011.

    Quindi non è corretto scrivere che “solo il 12,7%” degli annunci pubblicati su immobiliare.it sono “in regola” con la normativa.

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