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Consumo di suolo: ecco le proposte degli urbanisti

13 feb 2015, pubblicato da Vittoria Giannuzzi in: Ambiente Primo piano Territorio 

È a Montecitorio, tra le mani dei deputati delle Commissioni  Ambiente e Agricoltura, la bozza della nuova legge quadro riguardante il consumo di suolo. Un progetto importante e prezioso per le sorti del nostro (troppo spesso vituperato) Paese, che vuole mettere per la prima volta per iscritto a livello legislativo i principi di limitazione del consumo di suolo e di rigenerazione urbana. Si gioca una partita importante, e l’Istituto Nazionale di Urbanistica ha presentato le sue proposte di emendamento, per provare a raddrizzare il tiro e a migliorare il Disegno di legge.

Le proposte dell’INU puntano a migliorare la tutela e la valorizzazione delle attività agricole tenendo ben presente, però, quello che è l’obiettivo fissato dall’UE per il 2050: azzerare il consumo di suolo in Europa.

I cardini della proposta

È ormai condiviso a livello generale che il miglioramento della qualità della vita e la prevenzione di eventuali danni legati ad eventi climatici e meteorologici inaspettati siano due elementi strettamente connessi con la tutela del territorio e, nello specifico, con il concetto di contenimento del consumo di suolo. Da qui la decisione dell’Inu di presentare i suoi “emendamenti”, tra i quali gli elementi principali sono i seguenti:

  1. Occorre definire meglio ed in maniera condivisa il concetto di “consumo di suolo”, visto che al momento il tema è legato al dibattito tra specialisti ed è molto difficile che, in questo modo, si riesca a far breccia nel discorso comune. Proprio per questo, gli urbanisti propongono di integrarlo o sostituirlo con il concetto di “suolo urbanizzato”.
  2. Bisogna elaborare gli strumenti più adatti per stimolare pratiche di rigenerazione del territorio urbano: servono incentivi fiscali e contributivi, impostati a livello nazionale e non lasciati in mano alle iniziative singole delle amministrazioni locali.
  3. Serve predisporre un Catasto degli usi e della qualità del suolo per poter localizzare e quantificare le superfici agricole, quelle con suolo naturale, ma anche i territori che potrebbero avere la possibilità di essere utilizzati in maniera migliore ma che al momento sono sottoutilizzate se non del tutto dismesse. Una specie di “catasto delle opportunità”, quindi, che permetterebbe alle regioni e allo stato di monitorare concretamente il territorio nazionale, rendendo davvero attuabili le iniziative politiche che, altrimenti, corrono il rischio di restare belle idee sulla carta.
  4. Bisogna modificare la disciplina della moratoria: questa dovrebbe essere valida almeno fino alle disposizioni regionali, che segneranno l’avvio della nuova disciplina, e non ha senso stabilire come termine l’arco temporale di tre anni. Bisogna prevedere, inoltre, un’esclusione dalla moratoria delle opere pubbliche ormai già programmate.
  5. Serve eliminare quella disposizione che prevede che, una volta trascorsi tre anni dall’approvazione di questa legge, sia consentito consumare una quantità di suolo pari al 50% di quello consumato nei cinque anni precedenti. Come a dire che, se hai sfruttato di più il suolo – pur nei limiti – vieni premiato potendo consumare più di chi, invece, si è dimostrato più virtuoso. Un controsenso abbastanza palese, che andrebbe abolito.
  6. Si deve eliminare quella parte di legge che regola e disciplina le modalità di recupero di insediamenti rurali dismessi. Il problema di questa disposizione è che è troppo dettagliata, soprattutto se confrontata con quelle che, invece, disciplinano gli interventi di recupero urbano. Occorre invece essere più omogenei, lasciando il compito alle disposizioni regionali di andare nel dettaglio.

Cosa accadrà da domani

Il Ddl sul consumo di suolo è strettamente connesso con il mondo immobiliare perché mira ad abbattere drasticamente le superfici da sfruttare per realizzare nuove costruzioni. Scaduto ormai il termine per presentare emendamenti è tempo di rielaborare il testo base prodotto dalle due commissioni della Camera. Il rischio è che le pressioni dall’esterno blocchino questo tentativo di normalizzare e regolarizzare il consumo del suolo italiano. Staremo a vedere.

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