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Diminuiscono i fallimenti, ma nell’edilizia sono 1800

16 lug 2015, pubblicato da Andrea Polo in: Crisi Economica Primo piano Varie 

I numeri sono stati comunicati qualche giorno fa dalla Cribis D&B, ramo della forse più nota Crif. Questa volta l’attenzione dell’Istituto di indagine si è focalizzata non sui mutui, ma sullo stato di salute generale delle aziende italiane; il tutto con un occhio particolare alla fine di esse: il fallimento.

Cominciamo a vedere il bicchiere mezzo pieno della questione; rispetto a quanto non fosse stato registrato a giugno del 2014 il numero complessivo delle aziende costrette a portare i registri in tribunale e dichiarare il proprio fallimento è diminuito. A giugno 2015 i casi censiti sono stati pochi più di 7.000 (7.293), vale a dire 808 in meno, equivalenti ad una flessione pari al 10%, il che è innegabilmente una buona notizia.

Il bicchiere mezzo pieno, però, presuppone l’esistenza di un bicchiere mezzo vuoto che, nel caso in questione è quello del settore edile. Quello del mattone è il comparto più sofferente, paradossalmente il fallimento nell’edilizia è una realtà molto più comune anche di quello del commercio. Le imprese edili che nello scorso semestre sono state costrette a cessare la propria attività sono state più di 1.800 (1.838), con una maggiore sofferenza per le ditte impegnate nella costruzione di edifici  – in questo caso hanno tirato giù le saracinesche 865 imprese – e, a seguire, quelle degli installatori, uno dei principali della cosiddetta filiera; hanno dichiarato fallimento 583 ditte.

Continuando a scorrere i numeri resi noti da Cribis D&B non può non colpire un altro dato; sono moltissimi anche i fallimenti del settore dedicato alle locazioni immobiliari; nei primi sei mesi dell’anno in corso le aziende operanti in questo settore che hanno portato i loro registri in tribunale sono state 390.

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