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I millenials preferiscono Amsterdam

10 ago 2017, pubblicato da Redazione in: Curiosità 

La classifica “Millennial City Ranking”, stilata da Nestpick, ci svela quali sono le metropoli migliori secondo i Millenials.
Il confronto ha riguardato 100 città in tutto il mondo e per stilare la graduatoria finale sono stati presi in considerazione 16 fattori: costi per l’affitto, tolleranza per l’immigrazione, l’uguaglianza di genere, locali notturni, facilità nel trovare e cambiare il lavoro, opportunità di carriera. Caratteristiche che rappresentano gli standard di vita generali della generazione dei nati tra il 1980 e il 2000.

Il posto d’onore va ad Amsterdam come miglior città per tutto il sistema di business, gli alti livelli di circolazione delle idee e lo svago. Berlino è al secondo posto, ma prima per la scena notturna, seguita da Monaco di Baviera e Lisbona. Helsinki è prima per apertura di idee e uguaglianza di genere, seguita da Auckland e Vancouver.
Per vedere una città italiana dobbiamo arrivare al 75° posto, dove troviamo Milano, seguita da Venezia, Bologna e Roma, tutte comunque in top 100.

Il primo posto conquistato da Amsterdam è lo specchio di una realtà che ha saputo sfruttare le proprie risorse per creare opportunità per i più giovani.
Anche i ragazzi italiani se ne sono accorti, tanto che il quinto gruppo più popoloso nella città olandese è proprio quello dei nostri compatrioti che rappresentano il 5,6% della popolazione.

Per capire cosa spinge un trentenne italiano a trasferirsi ad Amsterdam il Sole 24 ore ha intervistato Lara Lago e Silvia Pezzetti che si sono trasferite più di un anno fa. “Una scelta presa molto velocemente, volevo trovare lavoro nel campo del turismo e costruire qualcosa di mio al di fuori dell’Italia” dice Silvia che oggi fa la guida turistica e ha creato una sua agenzia di viaggi per i turisti italiani. Lara invece vive ad Amsterdam dal febbraio 2016 quando ha trovato lavoro tramite Linkedin in una casa di produzione video internazionale, dopo essersi resa conto che in Italia “il percorso da freelance era lungo e tortuoso e allo stesso tempo senza sicurezze”. Per entrambe l’approccio con il mondo del lavoro nei Paesi Bassi è stato frizzante, Lara spiega: “il lavoro c’è e soprattutto c’è il rispetto per l’intraprendenza dei giovani”.

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