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Imu, nessuno sconto anche se nella seconda casa ci vivono i figli

22 mag 2012, pubblicato da Vittoria Giannuzzi in: Economia Franchising Legislazione Norme Primo piano Tassazioni 

Parliamo ancora di Imu, visto che il Ministero dell’Economia ha emesso una circolare che chiarisce qualche dubbio e, soprattutto, conferma i criteri ferrei nello stabilire quale immobile è prima casa (e ha quindi diritto alle detrazioni) e quale non lo è.

Innanzitutto, meno possibilità di “farla franca”: se nel 2008, prima dell’abolizione dell’ICI, il 60% delle case erano esenti da pagamento perché venivano considerate prima casa, adesso i paletti sono più chiari: quei genitori che danno la propria abitazione in comodato d’uso ai propri figli – e che, sempre ai tempi dell’ICI, non pagavano nulla su entrambi gli immobili perché entrambi considerati prima casa – adesso dovranno pagare, e due volte. La prima con le dovute riduzioni da immobile prima casa, la seconda come seconda casa e con l’aliquota maggiorata. La prima casa, infatti, è solamente quella in cui il nucleo familiare che la possiede vi risiede anagraficamente e abitualmente; di conseguenza, se un soggetto possiede più immobili dovrà essere considerata abitazione principale solo quella in cui questi vive davvero. Tutte le altre, comprese quelle date in comodato d’uso gratuito, sono soggette a tassazione completa.

Una sola l’eccezione: se i coniugi risiedono abitualmente in due comuni diversi (solitamente per motivi di lavoro) possono pagare l’Imu agevolata per entrambi gli immobili.

Questa scelta di rigore nasce per ostacolare quegli abusi che, ai tempi della vecchia tassazione sugli immobili, vedevano le famiglie con molte case “spalmare” le residenze tra i figli, per pagare di meno; certo è che chi invece offre veramente un immobile di proprietà ad un figlio pagherà esattamente come chi mette in affitto un appartamento, ricavandone una rendita.

In aggiunta a quanto riportato dalla circolare, infine, il Premier Monti è intervenuto per annunciare la volontà di rimandare il pagamento dell’Imu sugli immobili e gli stabilimenti industriali resi inagibili dal terremoto in Emilia Romagna. La misura sarà operativa quando si concluderà il censimento delle necessità delle aree colpite, per stabilire la copertura finanziaria necessaria.

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