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In Italia via le tasse dai castelli, ma in Europa…

15 ott 2015, pubblicato da Andrea Polo in: Acquisto, vendita, affitto Casa all'estero Immobili Lusso Primo piano Tassazioni Varie 

Lo scorso 15 ottobre il Governo Renzi è riunito per discutere l’approvazione della ormai famosissima legge di stabilità che introduce, o dovrebbe introdurre, molti cambiamenti in Italia; si va dall’innalzamento fino a 3.000 euro della soglia per i pagamenti in contanti all’inserimento del canone RAI nelle bollette della luce. La parte della riforma che più interessa il mercato immobiliare, però, è quello che prevede l’abolizione delle tasse sulla prima casa, anche se la casa in questione è…un castello.

Cosa accade in Italia…

Secondo le classificazioni catastali italiane, i castelli rientrano nella categoria A9, vale a dire quella denominata “castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici”. Se queste dimore, per le quali fino ad oggi non solo è dovuto il pagamento della Tasi, ma anche quello dell’IMU, e non si può godere di alcuno sgravio fiscale legato all’IVA sull’acquisto, venissero registrate come residenza principale del proprietario, a legge approvata godrebbero di un’esenzione totale equivalente, in media, ad un risparmio di 1.800 euro annui; senza dubbio molto più di quanto risparmierebbero gli altri proprietari di immobili in Italia da un’eventuale eliminazione della tassa di proprietà. Ma se questo è il quadro che va delineandosi in Italia, cosa succede oltre i nostri confini nazionali dove i castelli, comunque, esistono?

…e cosa accade in Europa

LuxuryEstate.com, parter di Immobiliare.it per il mercato del lusso, ha messo a confronto la situazione italiana con quella di alcune delle altre principali nazioni europee e il quadro emerso è decisamente curioso. Nel Regno Unito, nazione in cui, in virtù della presenza e della storia della monarchia i castelli sono molto comuni, questi sono vissuti dai proprietari come “semplici” abitazioni che, sia pure con l’aiuto del Governo o di alcuni enti a ciò preposti, fanno fronte agli alti costi di mantenimento di questi immobili rendendoli in parte visitabili al pubblico.

Da un punto di vista fiscale, però, l’imposizione sui castelli è in crescita e, per citare un solo esempio, la tassa sui passaggi di proprietà, la cosiddetta Land and Buildings Transaction Tax, in Scozia è stata recentemente aumentata dal 7% al 12%, indipendentemente dal fatto che il castello oggetto dell’atto sia o meno riconosciuto come edificio di valore storico.

Questa è invece la discriminante, in termini di tasse, per chi possiede (o intende acquistare) in Spagna; se il castello è ritenuto di interesse storico o artistico, la tassa di proprietà non è dovuta. A onor del vero, però, da un’analisi compiuta da LuxuryEstate.com su un campione di annunci di vendita, sono molto pochi i castelli spagnoli ancora in grado di ospitare dei residenti; infinitamente di più quelli che hanno urgente necessità di importanti lavori di restauro e manutenzione.

Spostandoci in Francia la situazione, anche da un punto di vista squisitamente catastale cambia. Sarà per un antico retaggio giacobino, ma nel Paese della Marianna non esiste la classificazione  immobiliare “chateau”. In virtù di questo i castelli sono fiscalmente equiparati alle altre abitazioni civili e i costi che ciascun proprietario di merli e torri deve sostenere per regolare la sua posizione col fisco oscillano fra i 4.500 e gli 8.500 euro all’anno.

La Germania, sempre scorrendo i numeri dell’analisi condotta da LuxuryEstate.com, applica invece una tassa piuttosto alta per quello che concerne l’IVA sulla vendita di questo genere di immobili  (19%), per poi affievolire la pressione fiscale una volta che si è diventati proprietari del castello. In quel caso si dovrà corrispondere allo stato una tassa di importo variabile fra il 3,5% ed il 5% del valore dell’immobile.

Vista questa situazione, quantomeno, emerge una nota positiva. La assenza di imposizione fiscale sui castelli potrebbe invertire la tendenza, diffusa fra i proprietari italiani, di liberarsene quanto prima vendendo ad acquirenti stranieri e facendo passare di mano veri e propri pezzi della storia artistica e architettonica della nostra nazione.

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