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L’edilizia popolare in Italia: facciamo il punto

10 mag 2011, pubblicato da Redazione in: Acquisto, vendita, affitto Economia Edilizia Primo piano Varie 

Il tema dell’edilizia popolare è, da sempre, uno dei temi “caldi” che appare costantemente sulle cronache locali di tutta Italia. Nate nel 1949 con l’obiettivo di rendere disponibili case per i meno abbienti, incrementando, al tempo stesso, l’occupazione degli operai, le case popolari – oltre a rappresentare un esempio di adozione delle teorie keynesiane nell’Italia della ricostruzione – si sono imposte come croce e delizia per la crescita e la modernizzazione della nazione.

E oggi? La situazione è complessa e sfaccettata, ciascuna Regione italiana sta provando a risolvere il problema della mancanza di case popolari a suo modo, provando a far convivere italiani e stranieri, nuove e vecchie povertà.

Le novità

In questi giorni il Comitato Interministeriale della Programmazione Economica ha approvato gli schemi per l’accordo di programma con 14 Regioni italiane per realizzare oltre 15.000 alloggi popolari. Le Regioni coinvolte sono: Basilicata, Emilia-Romagna, Campania, Liguria, Marche, Lombardia, Molise, Puglia, Piemonte, Sicilia, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto; a queste aree si aggiunge la Provincia autonoma di Trento.

L’investimento è di circa 2.700 miliardi di euro: verranno attivati 740 milioni di euro di fondi pubblici (di cui 298 statali), a cui si aggiungono quasi 2 miliardi di euro di fondi privati. La cospicua cifra, che permetterà di realizzare 15.200 alloggi, si aggiunge ai 140 milioni di euro che il CIPE ha già stanziato a favore del sistema di fondi immobiliari per l’edilizia residenziale. Una risposta tangibile, che si spera vada a buon fine, per rispondere al fabbisogno globale di abitazioni da parte delle categorie sociali svantaggiate, che ha in Lombardia e Lazio due nodi nevralgici.

Cosa avviene in Lombardia

In una delle regioni in cui la concentrazione di situazioni di marginalità economica nella stessa area geografica ha portato, negli anni, alla creazione di veri e propri “ghetti” – quartieri popolari e popolosi, isolati dal centro delle metropoli attorno a cui gravitano e presi come punto di riferimento per lo sviluppo della criminalità – parlare oggi di edilizia popolare significa innanzitutto provare a scardinare l’idea di marginalità che si continua ad associare alle case popolari.

Per questo la Regione Lombardia ha, di recente, cominciato a parlare di “Mix Abitativo”: l’obiettivo è di realizzare le nuove costruzioni popolari, o di recuperare alloggi a canone sociale, distribuendole (tramite appositi bandi) a nuclei familiari appartenenti a classi di reddito diverse. Se nella stessa costruzione vivono persone con redditi e, di conseguenza, tenori di vita diversi, le probabilità di creare un ghetto diminuiscono decisamente. Il nuovo regolamento regionale prova anche a ridurre il numero di appartamenti sfitti in questa tipologia di immobili, con norme che rendono più difficile agli assegnatari la possibilità di dare in affitto gli immobili a familiari, rendendo così e innalza il reddito minimo per avere accesso ai bandi di Edilizia Residenziale pubblica, portandoli a 16.000 euro anziché 14.000.

La situazione in Lazio

È notizia di questi giorni che la Regione Lazio ha sbloccato la costruzione di circa 12.000 alloggi che verranno venduti a prezzo convenzionato o che saranno affittati a canone calmierato: con la firma del protocollo d’intesa tra la Regione e le cooperative per la costruzione, verranno definite, entro il 30 settembre 2011, le aree edificabili nei comuni interessati, Roma in primis. In più, le imprese costruttrici che si sono aggiudicate il bando avranno la possibilità di accendere mutui agevolati al 2% di interesse. La metà degli alloggi sarà costruita a Roma, nel tentativo di sanare quella vera e propria emergenza abitativa che trova nella Capitale l’esempio più lampante e che vede da mesi, oltretutto, l’opinione pubblica discutere sugli scandali di affittopoli. Non è un caso che da tempo si parli di una radicale riforma dell’Ater della capitale.

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2 Commenti
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  • G Ciancia1
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    salve, ho letto e mi sento di commentare, la casa è una necessità per tutti ma non tutti possono comprarsela, tutto aumenta a parte gli stipendi degli operai, io sono una operaia, ho 2 figli a carico, uno studente e l'altro alla ricerca smodata di una occupazione, quindi il mio è l'unico reddito, il mantenimento che percepisco dal mio ex marito pe la banca non è un reddito sicuro per cui non posso richiedere un mutuo e allora cosa faccio? perchè non costruire case con afitto a riscatto? forse è l'unica soluzione per chi come me sperpera soldi in affitti, diamo la possibilità anche a noi poveri operai a basso reddito di avere un tetto sulla testa

  • carmen
    UN:F [1.8.6_1065]
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    ciao,anche io sono una povera straniera con un reddito basso e un marito che lavorava in edilizia e ora e disocupato…..con un figlio di 11 anni e senza nessuno dei nostri e se come pago tanto di affitto preferisco comprare magari un tereno che costa molto meno e di farmi una casa insieme a mio marito che e molto bravo a construire.