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La riconversione dei bunker svizzeri

8 gen 2016, pubblicato da Federica Tordi in: Curiosità Primo piano Territorio 

Forse in pochi sanno che la Svizzera, Paese neutrale per antonomasia, è dotata del più fitto sistema di bunker e fortificazioni del mondo attuale. Una recente inchiesta condotta dal quotidiano La Repubblica, ha rivelato come questa rete di rifugi bellici popolosissima sia stata riconvertita in vari e curiosi modi.

La costruzione, almeno della maggior parte dei bunker sotterranei, risale ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, quando proprio al confine con lo Stato Elvetico viveva il nemico numero uno della civiltà europea. È a quegli anni che risale il progetto della “Grande Ridotta”, nome di battesimo della rete di rifugi.

Negli anni ’90, a causa del loro costo di mantenimento, è partita la dismissione e la riconversione. La maggior parte degli abitacoli, non sempre di dimensioni ridotte, si trova sulle montagne, dove il sistema di difesa svizzero progettava di confluire in caso di attacco per una manovra di difesa passiva. Chi guida per le vie elvetiche avrà notato i dislivelli del manto stradale dovuto proprio alla presenza di botole da riempire di esplosivo contro eventuali nemici invasori. Ebbene, all’interno di quei rifugi bellici oggi sorge di tutto: da un hotel con 17 camere e ristorante (rigorosamente senza finestre), a breve distanza dal Passo del San Gottardo, fino ad arrivare a un caseificio. Non mancano i musei costruiti tra le mura degli ex-bunker, come quello del Sasso Gottardo dedicato proprio alla storia della Ridotta. Nell’inchiesta di Repubblica si racconta infine la storia di un rifugio di guerra, piuttosto grande e costruito in una ex caserma, oggi adibito a ospitare server e stanze informatiche.

 

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