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Le case sono troppo care, lo dice il FMI

Ormai da mesi, o sarebbe meglio dire anni, continuiamo a sentire che i prezzi delle case sono troppo alti e che, per questo motivo, il mercato è in stallo dato che, complice la pesantissima crisi economica che ha stravolto le economie di buona parte del mondo, anche i mutui non vengono più concessi se non col contagocce. In realtà alcuni timidi segnali di ripresa, a voler essere onesti, negli ultimi tempi si sono visti e come è stato rilevato anche dall’ultimo osservatorio sui prezzi del mercato residenziale compiuto dall’Ufficio Studi di Immobiliare.it, i costi sono leggermente diminuti, anche se non ancora in una misura tale da rendere veramente fluido il mercato. Oggi a dare un’ulteriore parere in questo senso è addirittura il Fondo Monetario Internazionale che, senza mezzi termini, ha lanciato un preciso allarme sui costi eccessivi degli immobili in generale e, in particolare, su quelli del settore residenziale con un’indagine riportata da MonitorImmobiliare.

Inghilterra, ma non solo

Sono passati pochi giorni da quando noi stessi di Immobiliare.it vi avevamo riferito di come il Governo Inglese fosse dovuto correre ai ripari per cercare di arginare l’impennata preoccupante delle quotazioni immobiliari nella City, concedendo alla Banca Centrale d’Inghilterra poteri mai dati fino ad oggi, per vigilare sulla concessione di mutui per l’acquisto che fossero effettivamente proporzionali alle capacità di spesa dei richiedenti e cercare di evitare lo scoppio di una bolla di mutui subprime in salsa britannica.

Sempre nella stessa direzione va il monito lanciato dal Fondo Monetario Internazionale che, numeri alla mano, ha evidenziato come in troppe parti del pianeta i costi degli immobili siano oggi notevolmente al di sopra delle medie storiche. Nonostante gli effetti della crisi economica stiano lentamente svanendo, ha detto un portavoce dell’istituto che ha sede a Washington, in molti stati (Italia inclusa), la bolla e le sue conseguenze non sono ancora state riassorbite dal sistema e, se non si corre ai ripari, si rischia non solo che questa non venga riassorbita, ma che addirittura, come temuto nel Regno Unito, riesploda.

Prezzi, redditi e affitti

I dati che ha comunicato il Fondo Monetario Internazionale prendono in esame il costo degli immobili confrontando questo, tanto per il settore delle vendite quanto per quello degli affitti, con il reddito pro capite dei citadini. È in virtù di questi parametri e della loro variazione relativa nel tempo che sono state calcolate le medie storiche, con conclusioni alla fine non dissimili da quelle che, nel maggio scorso, aveva già diffuso con allarme l’Ocse.

Per fare qualche esempio concreto, stando all’indagine del Fondo Monetario Internazionale, in Canada i costi del mattone sono superiori nella misura del 33% rispetto ai redditi percepiti nel Paese e addirittura dell’87% se parametrati alla serie storica degli affitti. Trasferendoci da questa parte dell’oceano Atlantico e andando ancora una volta ad analizzare gli stessi parametri per il Regno Unito si vede come, rispetto ai redditi, l’incremento dei costi delle case sia stato, nel lungo periodo, del 27% e del 38% rispetto al parametro costituito dagli affitti.

Prezzi in salita e prezzi in discesa

Contnuando a scorrere i numeri resi noti dal Fondo Monetario Internazionale si scopre come, a livello globale e su base annua, l’incremento dei prezzi degli immobili sia stato pari al 3,1%, ma anche come questo non sia stato omogeneo in tutte le nazioni prese in considerazione e come, anzi, in alcune sporadiche eccezioni i costi del mattone siano addirittura diminuti.

A vedere il segno negativo davanti al numero della variazione di prezzo sono stati principalmente gli Stati definiti come “periferici dell’eurozona“; fra di essi si segnalano la Grecia con un decremento del 7%, l’Italia con una diminuzione del 6,6% e la Spagna, dove la riduzione media dei prezzi delle case è stata pari al 5%. Salgono invece i prezzi degli immobili negli Stati Uniti d’America ma, tranquillizzano dal FMI, il mercato è sano e non è vittima di una sopravvalutazione. Quali sono, ad oggi, i mercati più convenienti? Secondo il Fondo Monetario la palma del migliore spetta al Giappone dove i costi degli immobili sono notevolmente inferiori (41%) rispetto ai redditi e persino agli affitti (38%), ma godono di un’ottima profittabilità anche la Germania e l’Estonia con una differenza fra costi e redditi pari a circa il 10% per ciascuna delle due nazioni.

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