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Mutui, la banca può riprendersi la casa

1 mar 2016, pubblicato da Vittoria Giannuzzi in: Economia Mutui Norme Primo piano Tassazioni Varie 

In queste ore il tema “banche e mutui” è uno di quelli maggiormente discussi, visto che sono in arrivo novità piuttosto significative: l’attuazione della famosa Mortgage Credit Directive (una recente direttiva europea – la numero 17 del 2014 – che guida ad uniformare regole e procedure per la gestione del credito sulla casa a livello europeo) avrà delle conseguenze serie sulla vita dei cittadini alle prese con il mutuo; in particolare le banche potranno appropriarsi direttamente della casa dei creditori in ritardo con il pagamento delle rate, e quindi inadempienti, senza far ricorso al giudice per l’esecuzione immobiliare. Proviamo insieme a capirci di più.

Il decreto, le rate, il perito

Il protagonista di questo casus belli è una norma dell’Atto del Governo n.256, che punta a semplificare e snellire le procedure da seguire in caso di mancato pagamento delle rate del mutuo e quindi di inadempimento del debitore, migliorando i tempi necessari al finanziatore per riottenere quello che ha prestato al momento della concessione del finanziamento. In buona sostanza, con una serie di modifiche al Testo Unico Bancario le banche non dovranno più fare ricorso al giudice per formalizzare l’esproprio dell’immobile, ma potranno “fare da sé”, rivalendosi sul bene messo in ipoteca al momento del mutuo mettendolo in vendita. Un perito scelto di comune accordo tra le parti (banca e mutuatario) stabilirà l’effettivo valore dell’immobile (attualizzato rispetto al momento in cui è stato sottoscritto il mutuo) e da lì si avvierà la procedura di vendita, che dovrà valorizzare al meglio l’immobile e non potrà essere equiparata ad un’asta.

A far scattare la norma basteranno sette pagamenti avvenuti in ritardo, oppure il mancato rimborso di una rata dopo 180 giorni. Dopo la vendita dell’immobile la banca potrà rifarsi dal ricavato della vendita recuperando quanto le sia dovuto, dando l’eventuale eccedenza al mutuatario; se dalla vendita non si ricaverà una somma sufficiente a rimborsare il debito, al debitore spetterà il compito di restituire il residuo entro sei mesi dalla conclusione della vendita.

Le polemiche e i rischi per il mutuatario

Le proteste per questa decisione non si stanno facendo attendere: diverse associazioni dei consumatori (come Confedercontribuenti) si sono detti contrari a questa nuova norma; stessa cosa ha dichiarato la  Fiaip, la federazione degli agenti immobiliari, secondo il cui presidente il recepimento della direttiva europea nasconde la volontà di accelerare il recupero dei crediti inesigibili da parte delle banche, evitando così le vendite forzose dei loro immobili. Ma le perplessità abbondano anche tra i politici – dal movimento 5Stelle a diversi parlamentari della maggioranza – che sottolineano come non sia corretta una modifica unilaterale dei contratti di mutuo già in corso. Il decreto è ora all’esame (non vincolante) della Camera.

Al di là delle polemiche politiche, uno dei rischi concreti che si potrà correre è che le case vengano vendute a un prezzo molto inferiore rispetto a quello di mercato. Da cui ne consegue, fanno notare dal Corsera, una discesa dei prezzi del mercato che certo non farà bene al settore immobiliare, già reduce da anni molto difficili.

Tocca aspettare, quindi, che la Banca d’Italia emani le linee guida per la valutazione immobiliare qualora ci si trovasse in questa situazione: bisognerà quindi capire se lo sbilanciamento normalmente esistente tra banca e mutuatario (rapporto in cui, gioco forza, la banca è più potente e competente) verrà in qualche modo riequilibrato attraverso delle regole che permettano al proprietario di non subire una beffa accanto al danno dell’aver perso la propria casa.

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