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Pioggia di cemento a Roma: un’inchiesta che fa discutere

Sono bastate meno di 24 ore dalla pubblicazione sul sito internet del quotidiano La Repubblica per far diventare l’inchiesta condotta dal giornalista Francesco Erbani uno degli argomenti più caldi del web dedicato al mercato immobiliare. Ma che cosa ha scritto di così esplosivo l’autore dell’articolo intitolato Roma a tutto cemento?

Una piccola Brescia nel cuore dell’Agro

Secondo quanto riferito dalle colonne telematiche del sito, sarebbero pronti i piani per l’edificazione di ben sessantaseimila abitazioni in un’area pari a oltre duemila ettari, oggi costituiti da terreni agricoli. Questi immobili immetterebbero in una zona ricca di attività produttive, ma anche come spesso avviene a Roma di importanti reperti archeologici, circa ventitre milioni di metri cubi di cemento. Ipotizzando, per difetto, che ciascuno dei sessantasei mila alloggi venga poi effettivamente abitato da minimo una o al massimo tre persone, la creazione di queste lottizzazioni porterebbe nell’area circa duecentomila abitanti, equivalenti più o meno all’intera popolazione di Brescia o, se preferite, di Salerno.

Un paradosso immobiliare

La creazione di nuove unità immobiliari non è certo, di per sè, negativa; eppure, mette in evidenza Erbani nella sua inchiesta, in questo caso si tratta di un vero e proprio paradosso. In prima battuta perché, a ben guardare, Roma non avrebbe affatto bisogno di nuove case dal momento che, secondo un recente censimento della situazione abitativa dell’Urbe, sono circa duecentomila gli alloggi non occupati (anche se stime di Legambiente portano il numero oltre le duecentocinquantamila unità).

A favorire questa pioggia immobiliare fu senza dubbio anche il piano regolatore approvato nel 2008 dalla giunta presieduta dall’allora Primo Cittadino di Roma Walter Veltroni. In quel caso furono approvate costruzioni che, complessivamente e in diverse aree della città, hanno portato oltre settanta milioni di metri cubi di cemento. Molte di queste, come detto, ancora oggi non abitate.

I nuovi interventi sarebbero in aggiunta rispetto a quelli preventivati dalla Giunta Veltroni e, anche per calmare gli animi, l’attuale sindaco capitolino Gianni Alemanno ha tenuto a precisare che parte delle nuove abitazioni saranno destinate ad edilizia popolare ma, evidenzia ancora Erbani, non ha chiarito nè i modi, nè i tempi di assegnazione nè tantomeno la proporzione di alloggi destinati alle graduatorie.

Le proteste ecologiste e la difesa del Sindaco

I costruttori avevano chiesto l’1% del territorio, mentre Alemanno gliene ha concesso quasi il doppio. Questo è ancora peggio di qualunque previsione drammatica avremmo potuto fare alla vigilia del varo del progetto di housing del Sindaco.

In questa frase si riassume la posizione e la forte opposizione che le associazioni ambientaliste, Legambiente in primis, stanno portando avanti riguardo al progetto edilizio. Come se non fosse sufficiente la colata di cemento prevista, hanno dichiarato ancora i portavoce di queste associazioni, buona parte di questa andrebbe a violare il Parco dell’ Appia Antica, ai cui confini si vedrebbe nascere una lotizzazione con oltre tremila residenti.

Dal suo canto, invece, tanto Gianni Alemanno quanto Marco Corsini, assessore all’urbanistica del comune di Roma, hanno dichiarato che questa azione è una delle risposte concrete alla necessità di abitazioni a cui lo stesso Alemanno aveva detto avrebbe fatto fronte una volta insediatosi al Campidoglio. Necessità abitativa che, è questo è un altro paradosso immobiliare capitolino, nonostante la presenza di centinaia di migliaia di alloggi vuoti, non accenna ad arrestarsi, anche e soprattutto per l’inaccessibilità di queste case alle fasce più povere della popolazione.

Di certo sentiremo ancora parlare delle costruzioni oggetto del contendere; anche perchè ben due parlamentari, Francesco Ferrante e Roberto della Seta, entrambi eletti nelle fila del Pd, hanno presentato un’interrogazione ufficiale per chiedere chiarimenti.

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