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Promesse e dubbi sul taglio delle tasse sulla casa

3 set 2015, pubblicato da Federica Tordi in: Economia Famiglia Immobili Legislazione Norme Primo piano Spese Tassazioni 

Quella delle tasse sulla casa è una delle carte preferite dai politici, e non solo durante il periodo di campagna elettorale. Il motivo risiede chiaramente nella consapevolezza del fatto che per gli italiani quelle che gravano sui loro immobili sono le tasse più odiate; peccato che però la percezione dei cittadini non sempre coincide con il bene del Paese, almeno se parliamo delle sue finanze. Eppure ci risiamo: anche Matteo Renzi ha tirato fuori la carta delle tasse sulla casa, promettendo che il 16 dicembre (giorno del saldo di Imu e Tasi) si terrà il “funerale” di queste due imposte. Non hanno aspettato molto a reagire né gli organi economici del nostro Paese, Bankitalia e Corte dei Conti in primis, né l’Unione Europea. Proviamo a mettere insieme i pezzi di un puzzle tanto complesso quanto ancora lontano dall’essere completato.

La promessa…

Partiamo dalla cornice, ossia le promesse del Premier che, ricordiamo sempre, non sono ancora legge ma pare che lo diverranno presto. Quello che ha anticipato Matteo Renzi è il taglio di Tasi e Imu sulle prime case, dell’Imu agricola e di quella sui macchinari imbullonati a terra. Piccola nota per chi non è un esperto di imposte: l’Imu sulla prima casa vale ormai esclusivamente per gli immobili di pregio. Detta così sembra semplice, ma se lo Stato taglia da una parte deve necessariamente trovare modo di compensare da un’altra, perché i soldi per pagare i servizi pubblici continueranno a servire nella stessa quantità. E questo è il primo dubbio degli esperti economisti e gestori delle finanze italiane. C’è chi ha già servito il conto al Governo, presentando i calcoli esatti di quanto verrà a mancare all’Erario con questi tagli: si parla di un totale di 4,6 miliardi di euro.

…e quanto costerebbe mantenerla

I primi a mettere in numeri le promesse sono stati gli esperti della Cgia di Mestre. Secondo i calcoli effettuati considerando le rendite catastali (per altro rivoluzionate da poco per rendere più equo il Fisco italiano), dal taglio della Tasi 19 milioni di famiglie italiane risparmieranno in media 204 euro all’anno. Andrà molto meglio (altro motivo di discussione e accuse) a chi è proprietario di case di pregio registrati come prima casa: a loro sarebbe consentito risparmiare ben 1.830 euro a immobile. E ancora più fortunati saranno i proprietari di castelli che vedranno rimanere nei loro portafogli 2.280 euro all’anno. Che non si sia tenuto conto del fatto che probabilmente a beneficiare di una politica simile sarebbero solo i più abbienti del Paese? Questo è quello che sostengono gli esperti che non appoggiano le scelte di Renzi.

Criticità e ombre: Bankitalia, Corte dei Conti e UE non approvano

Le voci più autorevoli che si sono subito dette contrarie a questa novità sono quelle che accomunano in un unico coro l’Unione Europea, la Banca d’Italia e la Corte dei Conti. La manovra deve ancora essere valutata a Bruxelles, ma i portavoce della Commissione economica non hanno mancato l’appuntamento per rispondere alle dichiarazioni del premier italiano. In un gioco di accuse, di riferimenti (forse inopportuni?) alla questione migranti e ad altre problematiche, la conclusione è stata quella di aspettare i risultati prima di giudicare. Ma intanto si espongono le perplessità: secondo questi tre organi, che condividono lo stesso pensiero, la priorità per l’Italia dovrebbe essere quella di ridurre il carico fiscale sul lavoro e di aumentare quello sui consumi, quindi sull’Iva, due ambiti per cui siamo nelle peggiori posizioni fra i Paesi della Comunità Europea. Pochi giorni fa il quotidiano Il Foglio ha intervistato a tal proposito Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia e portavoce del pensiero comune delle tre identità, ed è interessante, ai fini della composizione del puzzle (che comunque per il momento rimane incompleto), citare il suo intervento. Secondo il Governatore la casa rimane un asset su cui è giusto mantenere una tassazione per due motivi: da un lato è un bene che non si muove e in un certo senso determina lo status sociale ed economico del cittadino, dall’altro rimane una sfera attorno a cui ruotano servizi pubblici che, per la loro natura essenziale, vanno comunque finanziati. Semmai sarebbe opportuna, sempre citando Visco, una semplificazione e stabilizzazione delle imposte sulla casa, perché anche l’instabilità che si è vissuta in questi anni di modifiche, ritrattazioni, aliquote ballerine e novità, ha avuto un ingente peso in termini di denaro sulle casse dello Stato e quindi sulle tasche dei cittadini.

Questo è il quadro disponibile ad oggi a cui andranno aggiunti i pezzi che man mano verranno tirati fuori da una parte e dall’altra. Noi di Immobiliare.it rimarremo attentissimi alla questione e vi aggiorneremo su tutte le novità non appena ce ne saranno.

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