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Valore Paese FARI, una nuova vita per gli edifici costieri

28 giu 2016, pubblicato da Vittoria Giannuzzi in: Curiosità Economia Immobili Primo piano Territorio Turismo e vacanze Varie 

È tempo di porre il primo punto fermo relativo al processo di riutilizzo dei fari italiani, per quali da anni si discute circa un nuovo loro ritorno in auge. Se, infatti, non sono più utili al traffico marittimo – in quanto del tutto sostituiti da segnali radio e da navigatori satellitari – è chiaro che la loro natura così particolare può riservare opportunità di business non indifferenti. È questo il presupposto che lo scorso anno ha dato vita al bando progetto Valore Paese – FARI, indetto dall’Agenzia del Demanio per spingere alla riqualificazione e ad una gestione privata degli edifici costieri. Da diverso tempo vi teniamo aggiornati su questo progetto, ma adesso l’Agenzia del Demanio ha pubblicato la graduatoria provvisoria con cui vengono aggiudicate 9 delle 11 strutture del band. Vediamo insieme come verranno trasformate queste strutture e quanti soldi arriveranno alle casse dello Stato.

Una trasformazione lunga 50 anni

Non si sono fatte attendere, all’indomani dell’annuncio del bando dello scorso anno, le centinaia di manifestazioni di interesse da parte dei privati, che hanno mandato le loro proposte di trasformazione dei fari in ristoranti, centri culturali, resort ed osservatori scientifici. Le concessioni – la cui durata massima è fissata in 50 anni – prevedono un investimento complessivo da parte dei soggetti coinvolti di circa 6 milioni di euro, ma si prevede una ricaduta economica di circa 20 milioni, con oltre 100 nuove assunzioni. Allo Stato andranno, secondo queste stime, circa 340mila euro di canoni annui, per un totale di 7 milioni alla fine delle concessioni stipulate; senza contare, infine, la riqualificazione del patrimonio costiero italiano, che forse è l’obiettivo più importante. Adesso iniziano le verifiche amministrative, al termine delle quali si procederà alla firma dei contratti. Ma come verranno trasformati i 9 fari in questione?

La nuova vita dei fari

Faro di punta Imperatore

Per il Faro di Punta Cavazzi ad Ustica, la società Sabir Immobiliare srl che si è aggiudicata il bando ha proposto un progetto di accoglienza in stile foresteria che vedrà la creazione di un “hub culturale” dedicato agli appassionati e agli studiosi del mare, con momenti di  formazione, studio e intrattenimento.

Il Faro Capo Grosso nell’isola di Levanzo, a Favignana, è stato vinto da Lorenzo Malafarina: il suo progetto prevede la creazione di un resort che verrà inserito in un circuito turistico di livello internazionale ed ospiterà workshop di cucina e di fotografia, ma anche eventi, escursioni e attività legate alla pesca, alla vela e allo yoga.

Faro di Brucoli

Azzurra Capital srl si è aggiudicata la gestione del Faro di Brucoli, ad Augusta: l’obiettivo è trasformarlo in un punto di accoglienza turistica e di visibilità per i prodotti eno-gastronomici siciliani. Sempre in provincia di Siracusa troviamo il faro di Murro di Porco: assegnato al giovane imprenditore Sebastian Cortese sarà il contesto giusto per sviluppare attività diverse, dalla ristorazione al marketing, dai congressi agli eventi, contando pure su 14 posti letto.

Punta del Fenaio

 

Alla società tedesca Floatel GMbH, specializzata nel recupero di fari in mezza Europa, va la possibilità di intervenire sul Faro di Punta Imperatore, a Forio D’Ischia, e su quello di San Domino, alle isole Tremiti. Per entrambi si prospetta una trasformazione in contesti di riflessione dall’impostazione minimale.

Il Faro di Capo D’Orso a Maiori andrà in gestione al WWF Oasi Soc. Unipersonale arl: verranno ricavati degli spazi per l’ospitalità ricettiva e soprattutto un osservatorio marino-costiero.

La società S.N.P. di Pini Paola & C. snc ha presentato per il Faro di Punta Fenaio, sull’isola del Giglio, un progetto di riqualificazione per promuovere una struttura ricettiva peculiare e rispettosa del luogo. Il faro di Punta Capel Rosso (sempre sull’Isola del Giglio), infine, verrà trasformato dalla ATI Raggio-Le Esperidi in un museo dinamico, che promuova lo sviluppo del territorio in maniera innovativa.

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